Il post di oggi è pubblicato con lieve anticipo rispetto alle festività del 2 Novembre ma è ad esse fortemente correlato. Per tale solennità molti di noi sono soliti visitare i Cimiteri Monumentali, oppure far visita ai loro cari defunti, ma con il presente articolo non verrà mai varcata la soglia dei camposanti bensì ci si soffermerà a valutarne gli aspetti costruttivi, estetici e – soprattutto – simbolici.

L’Editto di Saint Cloud

Come è noto, la storia dei moderni Cimiteri francesi e italiani, e di gran parte di quelli europei, ha origine con l’Editto di Saint Cloud, o più precisamente col “Décret impérial sur les sépultures” emanato da Napoleone nel 1804, col quale si sanciva che le sepolture non avvenissero più all’interno di camposanti urbani, ma in aree ben definite, soleggiate e arieggiate, lontane dal centro cittadino e nelle quali le tombe fossero uguali tra loro fatta eccezione per i grandi personaggi per i quali era originariamente previsto il solo epitaffio. Nel Regno d’Italia non venne da subito applicato l’Editto di Saint Cloud, ma una sua derivazione: l’”Editto della Polizia Medica” promulgato sempre a Saint Cloud, il 5 settembre 1806.

 

L’Editto della Polizia Medica

All’epoca della promulgazione dell’editto, Cagliari era una Città che vantava già tre millenni di storia e nella quale si erano costituite diverse aree destinate alla sepoltura fin dall’epoca dei Fenici, basti pensare che la Necropoli di Tuvixeddu è la più grande e importante Necropoli Punica esistente nonostante nel corso dei secoli metà della sua estensione sia stata adibita a cava e sparita per realizzarne materiali da costruzione. Ma non furono solo i Fenici a realizzare necropoli cittadine: i romani furono i primi ad individuare alla base del colle di Bonaria il luogo ideale per la sepoltura, realizzandovi una necropoli che si estendeva lungo le pendici occidentali del colle e che in parte è sopravvissuta ai giorni nostri convivendo con il Cimitero Monumentale di Bonaria, che venne realizzato a partire dal 1828 proprio in obbedienza al decreto imperiale della Polizia Medica. In epoca medievale l’uso era quello di seppellire i defunti nelle aree adiacenti alle Chiese (eccezion fatta per i personaggi più illustri che trovavano sepoltura all’interno degli edifici religiosi) oppure in fosse comuni o ancora sottoterra in spazi privati recintando la singola sepoltura. Nel centro cittadino le principali aree destinate alla sepoltura dall’epoca medievale furono soprattutto il cimitero del Fossario, nei pressi della Cattedrale (il cui toponimo sopravvive nella Via del Fossario) e quello della Chiesa del Santissimo Sepolcro.

Il Cimitero di Bonaria ancora isolato agli inizi del ‘900

Con l’attuazione delle norme previste nel Decreto della Polizia Medica, i nuovi cimiteri vennero realizzati al di fuori delle aree urbane anche in Sardegna. Non si trattò mai, anche nel caso dei cimiteri più modesti, di semplici aree cinte da mura ma gli ingressi ai Cimiteri vennero realizzati proprio in vista della trasformazione di tali aree in vere e proprie città dei morti, e quindi realizzati secondo schemi progettuali miranti spesso a metterne in risalto gli aspetti simbolici, in alcuni casi – come vedremo – anche in modo piuttosto suggestivo.
Sebbene la derivazione da modelli classici non sia mai stata espressa in modo esplicito negli ingressi cimiteriali, è opportuno osservare come tali strutture discendano in particolare da due elementi – uno mitologico e uno architettonico/religioso – della Grecia classica: le Colonne d’Ercole e i Propilei.

Parlare di Colonne d’Ercole qui in Sardegna è da qualche anno una questione spinosa e assai difficile per le diatribe che può scatenare, ma riferendoci esclusivamente all’ambito cimiteriale si può sottolineare la similitudine simbolica tra le Colonne d’Ercole come fine del mondo del conoscibile e soglia del mondo dell’ignoto e l’uso di due colonne – o più spesso di pilastri – a marcare in modo visivo il passaggio dalla Città vivente all’interno della Città dei Morti. Non è infatti una casualità, o una mera reinterpretazione di modelli antichi in epoca neoclassica, la presenza di colonne o semicolonne anche all’esterno degli ingressi che rispondono alla semplice tipologia architettonica del vestibolo. Tra i Cimiteri del Cagliaritano che mostrano una discendenza da questi elementi della mitologia classica, si possono citare come esempi due ingressi del Cimitero di Bonaria, quello laterale del Cimitero di Quartucciu, l’ingresso centrale del Cimitero di Selargius e le strutture architettoniche dei Cimiteri di Sinnai e Settimo San Pietro.

I celebri Propilei dell’Acropoli di Atene

Altro modello derivato dalla Grecia classica è quello del Propileo, ovvero la struttura che consentiva l’accesso ai recinti sacri e ai santuari fin dall’epoca micenea. Il primo esempio di Propileo vero e proprio è quello del tempio di Afaia ad Egina, costituito da un vestibolo con colonnato anteriore e posteriore a segnare un tratto coperto della via Sacra che conduceva al recinto del Tempio. I più celebri Propilei sono indubbiamente quelli dell’Acropoli di Atene, che si imporranno come modello architettonico anche per realizzazioni non legate esclusivamente all’ambito sacro. Gli ingressi dei Cimiteri del Cagliaritano che possono dirsi discendenti dal modello del Propileo sono in modo particolare quello del Cimitero di Quartu e quello del Cimitero di Monserrato. Ai due modelli precedenti, ovvero quello in cui il passaggio è sottolineato da due strutture verticali e quello derivato dal Propileo greco, si aggiunge – e non solo nel cagliaritano – la struttura a vestibolo caratterizzata da un semplice ambiente voltato spesso affiancato da due corpi di fabbrica, che immette nel recinto cimiteriale.
In alcuni casi sono poi presenti ingressi secondari caratterizzati da semplici arcate chiuse da cancelli.
Nell’analizzare gli ingressi dei diversi Cimiteri di Cagliari e delle cittadine limitrofe, di volta in volta si farà riferimento a queste quattro tipologie.

L’iscrizione sull’ingresso del Cimitero di Bonaria

Il Cimitero Monumentale di Bonaria presenta ben otto ingressi, tre dei quali facenti parte del nucleo originario del camposanto e altri cinque realizzati in occasione dei diversi ampliamenti. Tra tutti spicca l’ingresso centrale originario, risalente – come il camposanto – alla prima fase del 1828 e progettato dall’Ingegnere militare Luigi Damiano. L’ingresso centrale, costituito dal cancello e non formante un vero e proprio vestibolo (poichè oltre il cancello non si trova un ambiente coperto ma uno spazio aperto), si affaccia su un piccolo sagrato dilatato da due ali concave che costituiscono un insieme dal forte significato simbolico volendo rappresentare idealmente un abbraccio, un modo per suggerire al visitatore o al viandante che il Cimitero non è un luogo ostile né una città dei morti nella quale l’accesso è negato. Tale sagrato si rifà al modello barocco di quello della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale di Roma, dove al significato cimiteriale si sostituisce quello della Chiesa romana come luogo nel quale ognuno è accolto. Ai due lati dell’ingresso sono messi in risalto due stipiti di pietra calcarea, anch’essi permeati di un significato legato ancora alla simbologia delle colonne come limite spaziale tra il mondo del conoscibile e quello del mistero, dell’aldilà. Sovrasta l’ingresso uno pseudo-sarcofago recante l’iscrizione dal Libro di Giobbe (Gb 14,14) “Expecto donec veniat immutatio mea” (Aspetto finché arrivi per me l’ora della trasformazione). Sul lato interno, a sinistra, è presente un piccolo campanile a vela a una luce e con un’ampia trabeazione che ne segue il perimetro.

 

L’ingresso centrale del Cimitero di Bonaria

Il secondo ingresso del quadrato antico, a destra di quello centrale, è costituito da un vestibolo al quale si accede attraverso un cancello analogo a quello dell’ingresso centrale oltre il quale è riproposto, in maniera ancor più evidente, il tema delle colonne come limite tra la città dei morti e quella dei vivi. Si tratta di due colonne granitiche di ordine tuscanico disposte a formare una pseudo-serliana che riprende il ritmo delle arcate delle cappelle aperte lungo tutto il muro perimetrale del cimitero, interrotto solo dall’ingresso principale e da quello a sinistra. Il terzo ingresso è formato da un semplice cancello aperto sulla muratura.

Il terzo ingresso al Cimitero di Bonaria

Il quarto ingresso, aperto nel cosiddetto “Viale degli Eroi” e affacciante su Viale Cimitero, è anch’esso preceduto da un’esedra analoga a quella dell’ingresso centrale, dunque con lo stesso significato simbolico, ma è privo di elementi in rilievo trattandosi di un semplicissimo arco nel quale è inserito il sobrio cancello. Il quinto ingresso sul Viale Cimitero è quello che costituisce l’accesso al “Nuovo Orto delle Palme”. Anche qui si tratta di una cancellata modesta che forma l’ingresso ad un vestibolo quadrato sul quale si aprono due ambienti di servizio ora inutilizzati. Dei due ingressi sul piazzale alla base del Viale Bonaria, solo quello che immette all’imbocco del “Viale degli Eroi” risale all’ampliamento degli anni ’60 dell’800 e venne realizzato per essere utilizzato come ingresso principale fino al 1985. È privo di elementi decorativi ma è l’unico ad essere ancora dotato di un antico lampione incastonato nel cancello. Sulla destra dell’ingresso, al lato interno, è ancora presente la campana qui traslata dal campanile dell’ingresso centrale.

La campana del Cimitero di Bonaria

Il settimo ingresso è quello che oggi forma l’ingresso principale al Cimitero ed è uno dei due soli ingressi dai quali accedere al camposanto. Venne realizzato nel 1985 su un progetto di matrice brutalista ed è formato da un vestibolo affiancato da due ampi cubi di cemento armato nei quali trovano luogo i servizi igienici sulla sinistra e l’ufficio informazioni sulla destra. Al di sopra dei due cubi si trova un lungo volume parallelepipedo in cemento armato e pannelli prefabbricati che forma la copertura del vestibolo e che venne realizzato allo scopo di ospitare un Museo del Cimitero che non vide mai luce. L’ultimo ingresso al Cimitero di Bonaria è quello sulla Via Ravenna, risalente anch’esso agli anni ’80 e recentemente interessato da un intervento di riqualificazione che non ha contribuito comunque a rendere più armonica la struttura. Tale ingresso è stato realizzato in sostituzione di quello originario che si trovava 50 metri più in basso nella via Ravenna, esattamente accanto al braccio meridionale del transetto della Basilica di Bonaria, e che risaliva agli anni ’10. Il campo del cimitero compreso tra l’ingresso realizzato negli anni ’10 e quello attuale è stato demolito in tempi recenti, sempre con i “restauri” degli anni ’80, per realizzarvi la parte superiore dei giardini di Bonaria, dove oggi si trova anche il laboratorio di restauro, e l’area di parcheggio precedente l’attuale ingresso.

L’Ingresso al Cimitero di Bonaria dal Viale degli Eroi

Il Cimitero di San Michele nel 1940

Il Cimitero di San Michele venne inaugurato nel 1940, ma il suo progetto risale al 1933 quando ormai lo spazio disponibile per le nuove sepolture nel camposanto di Bonaria non fu più sufficiente. Il monumentale ingresso del nuovo cimitero riprende il modello del propileo ed è costituito da un ampio e alto famedio di matrice razionalista realizzato in trachite e sovrastato da una cupola semisferica che si rifà a quella del Pantheon romano. L’accesso al famedio e dunque al cimitero è formato da due altissimi pilastri in travertino (ancora una volta ricorre dunque il tema dei due elementi laterali a segnare il limite tra i due mondi) ed è raccordato alle due ali laterali della monumentale struttura tramite sobri porticati in travertino e trachite nei quali si aprono gli altri cancelli d’ingresso. L’interno del famedio è intonacato in una tonalità azzurra che amplifica la sensazione di leggerezza e il senso di spiritualità di questa soglia del mondo dei defunti.

Famedio del Cimitero di San Michele

Il terzo cimitero cagliaritano è quello della municipalità di Pirri e venne inaugurato nel 1913 su un progetto che risaliva a tre decenni prima. L’ingresso è formato da un semplice vestibolo ai lati del quale si aprono gli ambienti di servizio. L’esterno è caratterizzato dalla suddivisione in tre spazi tramite quattro paraste di pietra calcarea: i due specchi laterali sono lisci e intonacati in una calda tonalità gialla, mentre al centro si apre il portale arcato al di sopra del quale si trova una cornice conclusa ai lati da due volute. L’ingresso potrebbe apparire semplice ad una prima vista, ma avvicinandosi si apprezzano due importanti raffigurazioni simboliche. La prima è data dalle incisioni sulle quattro paraste che raffigurano rami con bacche, simbolo della vita e della rinascita. Al centro invece è il portale stesso a costituire un elemento simbolico: la cornice che ne segue il contorno si interrompe nel punto dove sarebbe stato naturale aspettarsi un architrave – posto alla stessa altezza di quelli degli specchi laterali – sopra il quale si sarebbe aperta la lunetta. L’architrave è però assente e la lunetta col portale formano un’unica arcata. La netta interruzione della modanatura è realizzata appositamente come simbolo di una troncatura, di un’interruzione necessaria per poter passare alla città dei morti: interruzione non solo della Vita, ma anche dei rapporti tra vivente e defunto.

L’ingresso al Cimitero di Pirri

Tra gli ingressi cimiteriali del cagliaritano, quello che maggiormente mostra la derivazione dal modello dei Propilei è sicuramente l’ingresso al Cimitero di Quartu Sant’Elena. Il cimitero di Quartu venne inaugurato nel 1877, ma la sua costruzione cominciò cinque anni prima inglobando al suo interno la chiesa di San Pietro di Ponte. L’ingresso è formato, come detto, da un propileo che si caratterizza per il suo aspetto neoclassico fedele ai dettami dell’architettura classica. L’ampio prospetto è diviso in tre parti: due ali laterali che corrispondono a due ambienti di servizio (ai quali si accede dall’interno del camposanto) si affiancano all’ampio vestibolo porticato il cui ingresso è scandito da due colonne doriche al centro e due pilastri troncopiramidali ai lati. Al di sopra delle colonne corre un fregio formato da triglifi e metope lisce sopra il quale si innalza un frontone timpanato al cui interno è inserita una semplice croce di marmo. Ciò che rende particolarmente interessante l’ingresso del Cimitero quartese è però la forte simbologia data dalle tre sculture poste sopra il frontone. Sul vertice del timpano è infatti posta un’Aquila ad ali spiegate che per i Padri della Chiesa è il simbolo dell’Ascesa di Gesù al Cielo, ed è infatti anche simbolo dell’Evangelista Giovanni in quanto il suo Vangelo – per Sant’Ireneo di Lione che per primo attribuì i simboli del tetramorfo agli Evangelisti – è quello che maggiormente si concentra sulla divinità di Cristo e sulla sua Ascensione: «Egli, ascendendo al cielo dopo la sua risurrezione, fu elevato in alto come aquila. Egli dunque è per noi tutto questo insieme: uomo per la sua nascita, vitello per la sua morte, leone nella sua risurrezione, aquila nella sua ascensione al cielo» (Ireneo). Ai due lati del timpano sono inoltre presenti due sfingi, due sculture che rimandano al paganesimo pre-cristiano, in particolar modo alla mitologia egizia per la quale le sfingi erano le custodi del regno dei morti; così viene descritta la sfinge nel “Libro dei Morti” (1550 a.C. ca.): “guardiana delle soglie proibite e delle mummie reali. Ascolta il canto dei pianeti, veglia sul limitare dell’eternità, su tutto ciò che è stato e che sarà. Vede scorrere in lontananza i Nili celesti e navigare le barche del sole”. Dunque il Cimitero di Quartu si preannuncia da subito come una Città dei Morti dove la sepoltura non è da intendersi solamente secondo i canoni cristiani e dove la simbologia prende spunto da fonti arcaiche ancora fortemente sentite, specialmente in un’epoca post-illuminista e post-neoclassica nella quale il recupero delle mitologie antiche si accompagnò in modo felice alle nuove correnti artistiche. Ultimo interessante dettaglio sono i lampioni d’epoca ancora presenti sui pilastri del porticato.

Il Propileo d’ingresso al Cimitero di Quartu Sant’Elena

Il progetto per l’ingresso al nuovo cimitero di Pauli Pirri (1899)

Il Cimitero di Monserrato è un recinto sacro piuttosto recente nel tempo, essendo stato completato negli anni ’20 per sostituire l’antico cimitero inaugurato nel 1853 e ormai non più sufficiente a contenere le sepolture oltre ad essere lambito dall’abitato in forte crescita. Il sito in cui venne costruito il nuovo camposanto si trova circa mezzo chilometro a nord rispetto al precedente (la cui area è rimasta tuttora pressoché inutilizzata, e bonificata soltanto a metà degli anni ’90). Un disegno del 1899 mostra il primo progetto per il “Nuovo Camposanto da erigersi nel comune di Pauli Pirri” (il nome originario della città di Monserrato): era previsto un ingresso formato da due robusti pilastri nei quali erano previste iscrizioni dedicatorie. Lo sviluppo di questo progetto portò alla costruzione di un grandioso propileo di matrice neoclassica caratterizzato dall’evidente riferimento alle architetture romane seppur con citazioni greche come le colonne doriche e il fregio che corre al di sotto della trabeazione delle due ali laterali. Al vestibolo si accede dopo aver varcato le due simboliche colonne che immettono nello spazio coperto che funge da mediazione tra la città dei vivi e quella dei defunti, per accedere alla quale si deve oltrepassare una seconda coppia di colonne. All’esterno, al di sopra del colonnato, in tre metope lisce separate da due triglifi su dentelli è incisa una celebre citazione dalla Genesi: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris” (“Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”) a ricordare la caducità della vita e il destino che conduce l’uomo all’interno di quel sacro recinto. Al di sopra della citazione biblica si trova – invece del classico timpano – un volume in forma di sarcofago decorato da rosette e palmette sovrastato dalla Croce e sul quale sono incisi i simboli dell’inizio e della fine della Vita, l’Alfa e l’Omega, e il Chrismon, ☧, il monogramma di Cristo.

Il monumentale ingresso del Cimitero di Monserrato

Il Cimitero di Selargius presenta un ingresso solo apparentemente modesto, sul quale si apre l’antico cancello in ferro battuto. In realtà anche il Cimitero di Selargius si rifà all’immagine simbolica delle due colonne da oltrepassare per entrare nel recinto sacro, tanto più che i pilastri a sostegno del cancello sono decorati ciascuno con due coppie di lesene doriche. Al di sopra dei pilastri sono inoltre presenti due importanti citazioni, l’una sacra e l’altra profana. La prima è tratta, con qualche imprecisione, dal Libro dei Salmi e recita “Egli manderà dal cielo a salvarci. Egli confonderà colui che a gola aperta è contro di noi. Iddio manderà la sua benignità e la sua verità – salmo 57 – Pregate.” (il testo attualmente accettato del Salmo è “Mandi dal cielo a salvarmi, redarguisca chi vuole insidiarmi; Sela (Dio) mandi il suo amore e la sua fedeltà”).
Nella seconda lapide è incisa una libera interpretazione del carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo, ispirato proprio dall’estensione al Regno d’Italia dell’Editto di Saint Cloud, ovvero dall’Editto della Polizia Medica. La lapide riporta alcuni versi tratti dal carme:
Il Sonno della Morte è men duro dentro l’urne confortate di pianto. Celeste è la corrispondenza d’armoniosi sensi per che viviamo cogli estinti – I sepol:- Pregate” (così il testo del carme: “Confortate di pianto è forse il sonno – Della morte men duro? […] Celeste è questa – Corrispondenza d’amorosi sensi […] Per lei si vive con l’amico estinto”).
Al di sopra dei pilastri si trovano inoltre due terminali a piramide, non esclusivamente decorativi bensì anch’essi permeati di un significato legato al mondo sepolcrale.

L’ingresso al Cimitero di Selargius

Le due iscrizioni del Cimitero di Selargius: a sinistra il Salmo 57, a destra “I Sepolcri” di Ugo Foscolo

Quartucciu: l’ingresso laterale al Cimitero

Il Cimitero di Quartucciu, realizzato nella seconda metà dell’800 inglobando al suo interno la romanica chiesetta di Sant’Efisio del XII secolo, presenta due ingressi che rappresentano due diverse tipologie: l’ingresso a vestibolo e il semplice cancello. Il primo ingresso, quello principale, è inserito in un piccolo sagrato rettangolare ed è costituito da un sobrio ed elegante vestibolo centrale separato dai due corpi di fabbrica laterali da pilastri bugnati che si elevano in altezza ben oltre il cornicione del timpano curvilineo caratterizzandosi quasi come pinnacoli conclusi da piramidi poco pronunciate. Anche i corpi laterali presentano timpani curvilinei. Agli estremi delle due ali laterali e agli angoli del sagrato sono presenti altri pilastri che sporgono in altezza rispetto alle linee di cornice. L’aspetto movimentato dell’ingresso è assai gradevole ed è completato da un elegante oculo circolare, posto al di sopra dell’arco di accesso, nel quale è inserita un’antica grata di foggia semplice.
Dello stesso stile dell’ingresso centrale, anche l’ingresso laterale si presenta sobrio eppur elegante, ed è caratterizzato dai due alti pilastri centrali terminanti in piramidi poco rilevate tra i quali è inserito il semplice cancello. Due murature a salienti curvi collegano i pilastri centrali ad altri due pilastri laterali che raccordano l’ingresso al muro di cinta.

L’ingresso principale al Cimitero di Quartucciu

Il modesto ingresso del Cimitero di Assemini, è costituito da un cancello incastonato tra i due pilastri bugnati laterali (ancora una volta ricorre il simbolo dei due elementi verticali che conducono alla città dei morti). Al di sopra dei due pilastri sono presenti due simboli che non trovano quasi riscontro negli altri ingressi cimiteriali del Cagliaritano sebbene non manchino gli esempi nei monumenti contenuti al loro interno: si tratta di due pigne in pietra scura. La pigna è un simbolo ricorrente nella storia dell’uomo fin dall’epoca babilonese, e in particolare nella cristianità per più ragioni, tre delle quali riconducono precisamente all’ambito funerario: la prima è data dall’interpretazione della pigna quale rappresentazione della ghiandola pineale umana, ritenuta originariamente come sede dell’anima; la seconda ragione è data dalla resina di cui spesso è ammantata e che rappresenta la resistenza e la sopravvivenza (simbolo quindi del sopravvivere del defunto nel ricordo di chi è ancora vivo) e in ultimo per il ciclo vitale della pigna, che cadendo dall’albero è destinata a concludere il suo percorso vitale non prima però di aver rilasciato i semi che contiene al suo interno: in tale veste la pigna diventa simbolo della rinascita dopo la morte e come tale è un simbolo assai diffuso nei cimiteri, sebbene – come detto – nell’area cagliaritana solo quello di Assemini lo rappresenti in modo così evidente. Solo nel cimitero di Capoterra erano presenti due pigne delle quali ne sopravvive una di dimensioni piuttosto ridotte.
I due pilastri laterali sormontati dalle pigne sono raccordati, tramite volute, a due semplici corpi di fabbrica cubici sui quali si aprono lunette protette ancora dalle originarie grate e decorati esclusivamente da fasce bugnate.

L’ingresso al Cimitero di Assemini

Al Cimitero di Elmas si accede da un ingresso assai semplice prospettante su un sagrato di recente sistemazione. L’ingresso è caratterizzato da un’architettura di matrice neoclassica sobria ma non priva di una sua dignità architettonica. Si tratta di un vestibolo al quale di accede da un arco protetto da un cancello, al di sopra del quale l’inclinazione del cornicione in due spioventi forma uno pseudo-timpano raccordato alle paraste angolari che terminano in due piccole piramidi (anche in questo caso con una valenza simbolica ben presente nonostante possa non essere immediatamente percettibile). Ai due lati del vestibolo si trovano due corpi di fabbrica di foggia semplice, privi di apertura verso l’esterno e decorati esclusivamente da semplici fasce bugnate.

Vestibolo di accesso al Cimitero di Elmas

L’ingresso al Cimitero di Capoterra segue la stessa impostazione del vestibolo del Cimitero di Elmas ma si distingue per una maggiore quantità di dettagli seppur talvolta incoerenti. La struttura è formata da un vestibolo centrale al quale si accede dall’arco, nel quale è ancora montato il cancello originario. Due robuste paraste separano il vestibolo dai due corpi laterali anch’essi conclusi agli angoli da paraste angolari. Al di sopra dei corpi laterali corre un quadruplice ordine di cornici e cornicioni che non consente la lettura di un vero e proprio fregio liscio sebbene dia un aspetto movimentato alla sobrietà dell’insieme. Sopra il portale, ad una prima sottile cornice si sovrappone un altrettanto sottile fascia liscia sulla quale poi si imposta un più robusto cornicione oltre il quale si trova un timpano di per sé ben proporzionato ma troppo ravvicinato al cornicione per l’assenza di un vero e proprio fregio, originariamente forse previsto perché al di sopra delle paraste del vestibolo, nel punto in cui esse si raccordano al timpano, sono insolitamente – e incongruamente – presenti tre regule per parte che avrebbero dovuto trovarsi al di sotto di triglifi non presenti. Insolite sono anche le doppie volute, ai lati del timpano, che non hanno funzione di raccordo ma esclusivamente decorativa per l’assenza di elementi laterali che ne giustifichino la presenza. Al di sopra delle paraste angolari ai lati dei corpi laterali si trovavano due pigne di dimensioni piuttosto modeste, delle quali oggi sopravvive solo quella a sinistra.

L’Ingresso del Cimitero di Capoterra

Due ingressi assai somiglianti stilisticamente tra loro e forse ascrivibili allo stesso progettista si trovano nei Cimiteri di Settimo San Pietro e di Sinnai.
L’ingresso al Cimitero di Settimo San Pietro è costituito da un elegante vestibolo affiancato da due semicolonne doriche in trachite affiancate da mezze lesene anch’esse doriche che presentano le stesse scanalature delle colonne. Paraste angolari analoghe alle colonne, e dunque doriche e scanalate, concludono le due ali laterali poste ai lati del vestibolo e corrispondenti ai due ambienti di servizio interni.
Le parti in cui la pietra non è stata lasciata a vista sono rivestite di un intonaco rosato che crea un piacevole contrasto con la tonalità della trachite. Al di sopra delle semicolonne non è presente un architrave bensì una piattabanda che forma anche il fregio liscio sul quale poi si innesta la cornice formante la base del timpano triangolare anch’esso realizzato in trachite. Sul vertice del timpano, due graziose volute decorate da rosette formano il basamento della Croce in ferro battuto. Nei due specchi lisci dei corpi laterali sono però inseriti i due elementi più interessanti di questo bell’ingresso, ovvero due iscrizioni in marmo bianco nelle quali sono riportate due passi della Bibbia che ben si accordano con l’ambito funerario. Il primo passo è tratto dal Libro dei Paralipomeni (detto anche Cronache) e recita “Advenae et Peregrini sumus” ovvero “Forestieri e Passeggeri siamo”. Il secondo passo è invece tratto dal Secondo Libro dei Re e recita “[Omnes Morimur] Et quasi aquae dilabimur in terram.” (“[Tutti moriamo e] Ci sperdiamo nella Terra come l’Acqua”).

Il neoclassico ingresso del Cimitero di Settimo San Pietro

Le due iscrizioni del Cimitero di Settimo San Pietro: a sinistra dal Libro delle Cronache, a destra dal Libro dei Re

Cimitero di Sinnai: i Limpiabuttinus

L’ingresso al Cimitero di Sinnai, come detto, è assai simile a quello del Cimitero di Settimo San Pietro. Si differenzia per l’essere interamente rivestito di una candida tonalità d’intonaco avorio e per l’assenza delle mezze lesene ai lati delle semicolonne doriche che affiancano l’ingresso al vestibolo. Al di sopra delle semicolonne si imposta il fregio liscio sul quale poi si sviluppa il timpano sormontato anche in questo caso da gradevoli volute poste a sostegno della Croce in ferro. Ai lati del vestibolo si trovano i due consueti corpi di fabbrica corrispondenti a vani di servizio, qui però – a differenza del camposanto di Settimo – non sono presenti iscrizioni bensì due lunette protette dalle originarie grate in ferro battuto. Anche il Cimitero di Sinnai presenta però una sua peculiarità. Qui sono infatti presenti – caso unico tra tutti i Cimiteri citati nell’articolo – due limpiabuttinus (elementi dei quali si è parlato in un post precedente). La singolarità è data dal fatto che si trovino sul lato interno dell’ingresso e quindi utili all’apparenza per ripulire le scarpe dopo aver camminato all’interno del camposanto che originariamente non doveva essere curato come oggi o comunque privo di pavimentazioni al centro dei vari campi nei quali sono ospitate le sepolture e dunque luogo dove era facile infangare le preziose scarpe dei cittadini di fine ‘800 che erano costretti a rimuovere il fango al momento di uscire dal cimitero.

Due vedute dell’Ingresso al Cimitero di Sinnai

L’ultimo ingresso cimiteriale di cui parleremo in questo post è quello del Cimitero di Sestu, risalente agli anni ’20 del ‘900 e realizzato in sostituzione di un cimitero precedente e prossimo all’abitato cittadino. Si arriva all’ingresso al camposanto attraverso un lungo viale alberato al termine del quale si staglia la struttura quasi completamente rivestita di un bianchissimo intonaco. L’ingresso è formato da un vestibolo al quale si accede da un’alta arcata protetta dall’originario cancello ispirato a stilemi liberty pur nella sobrietà della realizzazione. I corpi laterali sono separati dal vestibolo centrale da robuste paraste bugnate e si presentano ciechi e rivestiti dalle stesse fasce che avvolgono le paraste. Al di sopra dell’arco di accesso corre una cornice aggettante sormontata da un fastigio nel quale è inciso il celebre verso dell’Apocalisse “Beati mortui qui in Domino moriuntur [opera eorum sequuntur illos– ]Resurrecturis – A.D. MCMXXII” (“Beati i morti che muoiono nel Signore [le loro opere li seguiranno]A.D. MCMXII) e sovrastato dalla Croce in marmo sostenuta da due volute realizzate con una microincisione sul marmo.

L’Ingresso al Cimitero di Sestu

Sestu segna la tappa conclusiva di questo percorso tra gli ingressi ai Cimiteri del Cagliaritano, spero che l’articolo possa aver incontrato il vostro gradimento. Di seguito, come di consueto, potrete vedere un video con tutte le immagini dell’articolo.
Grazie per la vostra attenzione e Buone Feste.





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