Le Edicole Votive, le Nicchie e le Immagini Sacre di Cagliari

Museo Archeologico di Cagliari, Lar Familiaris

L’argomento di oggi affonda le sue radici in epoche remote e in tradizioni antichissime quali, ad esempio, quelle dei Lari della religione romana. Si tratta delle immagini votive, nelle diverse forme in cui vennero realizzate e incorniciate per l’esposizione negli spazi all’aperto: edicole votive, altari, nicchie, dipinti e altre forme artistiche realizzate per invocare la protezione divina sulle case, sui loro abitanti, sulle strade o sugli edifici pubblici.
Come dicevamo, l’usanza ha un’origine remota nel tempo e si è sviluppata in parallelo con un altro tipo di immagine posta a protezione degli edifici (sia funebri che abitativi e pubblici): il Mascherone, del quale si è parlato in precedenza in quest’articolo. Se il mascherone però aveva lo scopo di spaventare e allontanare i malintenzionati dalle abitazioni (e con essi, nei culti preistorici, gli spiriti e le presenze negative che potevano avvicinarsi alle dimore), i Lares Familiares erano figure benevole che rappresentavano gli antenati e che proteggevano i loro discendenti e con essi i loro beni e le loro case. Le immagini votive attuali però discendono anche dai Lares Compitales, posti a protezione delle strade, degli incroci e delle persone che vi transitavano.

Museo Archeologico di Cagliari, Aristeo con le Api sul corpo

I Lari erano ospitati all’interno di nicchie inserite in edicole, e proprio da queste edicole romane deriva l’usanza delle edicole votive diffuse non solo a Cagliari ma in tutto il mondo occidentale. Ovviamente non mancano usanze simili anche nelle culture orientali che, seppur di discendenza diversa da quella dei Lares e dei mascheroni, hanno un’origine comune che fa parte della natura stessa dell’uomo: la necessità di una protezione divina, il bisogno di richiamarsi ad una divinità superiore che protegga la casa e coloro che la abitano. Nel Museo Archeologico di Cagliari è possibile ammirare tre piccole statuette bronzee originariamente custodite all’interno di Larari e quindi poste a protezione delle dimore. La prima è una raffigurazione classica di Lare danzante con la tunica corta e il rhyton a forma di pesce da cui versa il vino, proveniente da Gesturi e originariamente interpretata come un Camillo (un adolescente assistente il sacerdote durante i riti sacrificali, antenato dei chierichetti cristiani) poi giustamente identificata nella sua iconografia di Lar Familiaris. Una seconda statuina bronzea raffigura Aristeo con cinque api sul corpo e proviene da Oliena, dove con ogni probabilità era destinata a proteggere la casa di un agricoltore o di un allevatore (Aristeo è riconosciuto come il Dio che insegnò agli uomini l’Apicoltura, la Pastorizia e la produzione del formaggio). La terza statuina bronzea raffigura Giove nelle vesti del Sardus Pater, la divinità a cui era dedicato il tempio di Antas, e proviene da Genoni.

Museo Archeologico di Cagliari – Giove come Sardus Pater

Con l’avvento del Cristianesimo, e con la totale sostituzione dei culti pagani in favore del monoteismo Cristiano, anche le immagini votive smisero di essere dedicate a Lari e Numi per invocare invece i Santi, gli Angeli e in particolar modo, a Cagliari, la Vergine Maria. Non sono sopravvissute immagini votive ed edicole di epoca paleocristiana né bizantina anzi, le più antiche tra le rappresentazioni votive oggi esistenti possono essere ricondotte al massimo al XIV secolo.
Come si è detto, non furono solo le case e i loro abitanti ad esser poste sotto la protezione dei Lari e, in seguito, dei Santi ma anche le vie e gli edifici pubblici. In particolar modo le Porte aperte nelle mura difensive di Cagliari ospitavano al loro interno strutture, nicchie ed edicole atte ad ospitare statue e dipinti. È il Canonico Spano a darci un’ultima descrizione delle immagini votive nelle Porte cittadine, pochi anni prima della loro scomparsa o immediatamente dopo la loro demolizione. Parlando della Porta dei Leoni, tuttora esistente, lo Spano fa riferimento ad una statua di Sant’Antonio Abate ospitata all’interno di una nicchia oggi non più visibile poichè al suo posto venne realizzata una finestra quando nei locali attigui si installò la prima sede dei Vigili Urbani: «A destra entrando avvi una nicchia dov’è riposta una statuetta di Sant’Antonio Abbate che nel 17 di Gennaio viene ornata a festa. Questa nicchia prima era senza vetriata; ma dacchè in una notte del 1849 fu tolto e profanato il simulacro, vi si adattò pure, a spese di alcune pie persone, una grata di ferro, colla quale si chiude di notte tempo, restando aperta di giorno».

Gli Arcangeli Michele e Geudiele (dalla Porta dell’Angelo)

Sempre dallo Spano si apprende come la Porta Villanova (demolita nel 1874) fosse posta sotto la protezione della Vergine di Savona: «Nell’arcata dentro a destra vi è un bel dipinto del Caboni, rappresentante la Vergine di Savona […]. Si distingue per il buono stile, pel colorito e per la delicata veduta in cui il Caboni è maestro. Fu eseguita nel 1850, come si rileva dall’epigrafe a piedi dello stesso quadro».
Riguardo poi la Porta Stampace o “Dell’Angelo”, lo Spano ci riferisce di due differenti immagini votive: in principio un simulacro di San Giorgio e poi un quadro raffigurante due Angeli: «[…] Mentre si soffriva una gran siccità si facevano delle pubbliche preghiere onde cessasse: ma nell’atto che la processione passava nella porta di Stampace, dove in una nicchia stava un simulacro di San Giorgio, venne una dirotta pioggia.»
«[…] In faccia a questa piazza (Piazza San Carlo, ora  Piazza Yenne), in un angolo della casa detta di Siotto, si vede un pezzo dell’arco che formava la porta Dell’Angelo, come di sopra abbiam detto. Era così detta, perché vi stava una tavola di pennello giottesco, molto antica, nella quale sono rappresentati due Angeli. Nel disfarsi la porta, venne tolta la tavola e ritirata dalla Parrocchia; poi fu ceduta ad un particolare, ed oggi fa parte della mia raccolta di quadri antichi». Proprio la tavola di cui parla lo Spano oggi fa bella mostra di sé nella Sala del Sindaco nel Palazzo Civico. Si tratta di uno splendido dipinto – probabilmente un tempo facente parte di un retablo – della fine del XIV secolo, raffigurante a sinistra l’Arcangelo Michele e sulla destra un angelo con la spada che, secondo la sua iconografia, sarebbe da riconoscere nell’Arcangelo Geudiele.
Un’altra delle Porte, quella dell’Aquila oggi inglobata nel Palazzo Boyl, presenta tutt’ora lo stesso altare sospeso dedicato alla Madonna delle Grazie, raffigurata in una bella tavola del XVII secolo custodita all’interno di una cornice dorata ornata da numerosi ex-voto, descritta anch’esso dal Canonico Spano.

Porta dell’Aquila: l’altare sospeso dedicato alla Madonna delle Grazie

Portico Lamarmora, l’altare sospeso della Madonna delle Grazie

Anche i Portici erano posti sotto la protezione di un Santo o della Vergine Maria. Il Portico Lamarmora, tuttora chiamato “Il Portico di Cristo” (“Su Prociu de Cristu”) o anche “Portico delle Grazie” proprio per la presenza di un altro altare sospeso ospitante un’antica tavola rappresentante la Madonna con Bambino inserita in un’elegante cornice seicentesca. All’interno del Portico di Sant’Antonio, in via Manno, è presente inoltre un’interessante edicola barocca formata da due colonne tortili sostenenti un timpano spezzato, all’interno della quale è presente una nicchia ospitante un’antichissima scultura raffigurante Sant’Antonio col porcellino. La statua, come ricorda la lapide posta al di sotto, venne collocata solo nel ‘900 all’interno della nicchia: «Questa statua dell’antico ospedale di S. Antonio di Vienna, la sig. A Carossino donò. Il Gruppo Arch. Sardo A.P. pose. A.D. MCMXLVI T». Non è dato sapere cosa ospitasse in precedenza la nicchia, ma il Canonico Spano riferisce di un’altra immagine votiva all’interno del portico, nella parete opposta: «Prima però della Chiesa (di Sant’Antonio Abate) occorre un portico dove il forestiere può entrare per vedere una bella e miracolosa immagine, la Madonna della Salute, alla quale i Cagliaritani hanno tanta divozione. Il volto della Madonna è assai bello, e composto a modestia. È dello stile del Sassoferrato. Questo quadretto l’aveva in molta venerazione il P. Francesco Demelas di Lodine, Sacerdote dell’Ord. di S.Giov. di Dio, morto nel 1851 e seppellito, come vedremo, nella vicina chiesa. Egli lo collocò qui alla pubblica venerazione dei Fedeli, e si dice che l’abbia avuto da Roma. La cornice dorata è un bellissimo rococcò antico, vi è pure un pajo di candelieri a branche di legno dorato di squisitissimo e difficile lavoro. Attorno alle pareti si vedono appesi molti voti dei fedeli per le tante grazie e guarigioni che ottennero dalla Vergine medesima. Dirimpetto a questa foggia di cappella vi è la porta che conduceva all’Ospedale Vecchio […]».
Sempre a Sant’Antonio Abate è dedicata una grande edicola votiva nella Via Buragna (originariamente Via Sant’Antonio) che racchiude in una teca un antico quadro di Sant’Antonio Abate col porcellino, mentre nel timpano è custodita un’antica immagine della Vergine Maria alla quale la nicchia è parimenti dedicata.

Portico di Sant’Antonio, l’edicola barocca con la statua di Sant’Antonio Abate

Edicola di Sant’Antonio Abate e della Vergine Maria in Via Buragna

Maiolica votiva in Via San Giovanni

Prima di passare alla descrizione delle edicole e nicchie votive più piccole, è bene descrivere un caso unico in tutta la città: un’antica piastrella di maiolica decorata con simboli del Cristianesimo, il Tao sopra la Bibbia e la Croce sulla melagrana sovrastate dalla stella a dieci punte, incastonata nella facciata di una casa della Via San Giovanni. Tale simbolismo non è associato a nessuna delle Arciconfraternite religiose presenti nel quartiere e dunque sottolinea in modo spontaneo la devozione degli abitanti della casa che la fecero murare nella facciata in un periodo non noto.
Riprendendo il discorso sulle edicole e sulle nicchie votive, si può evincere come la maggior parte di esse sia dedicata alla Vergine Maria, ma non mancano dediche ai Santi e al Cristo.

Via San Domenico, nicchia di San Domenico

Una delle edicole più suggestive si trova in una palazzina della Via Baylle e custodisce una bellissima scultura della Pietà. La lapide al di sotto dell’edicola riporta la data del 1804 e informa sull’indulgenza concessa a chi avrebbe recitato tre Ave Maria rivolto verso il simulacro. Quest’edicola non era inclusa nell’articolo, poichè mi era sfuggita, ma ringrazio Antonio Scara per avermela segnalata tra i commenti. Tra le nicchie votive più antiche è poi degna di nota quella presente all’angolo del Convento di San Domenico tra la via omonima e la via XXIV Maggio, ospitante una piccola scultura di buona fattura raffigurante San Domenico.Sempre nel quartiere di Villanova, un’altra antica nicchia in una palazzina ottocentesca della Via Sulis è dedicata a San Giuseppe (al quale è dedicata anche un’edicola votiva più recente, ospitante una tela di San Giuseppe col Bambino Gesù del pittore sardo Piras, accanto alla Chiesa della Madonna della Salute nel quartiere Poetto).

L’edicola della Pietà in Via Baylle

Sono dedicate invece al Bambino Gesù di Praga e al Sacro Cuore due piccole nicchie inserite nelle murature esterne del convento dei Cappuccini in Viale Sant’Ignazio, ospitanti i suddetti simulacri di fattura recente e di qualità piuttosto modesta. Nella via Giardini è invece presente una delicata ed elegante ceramica ispirata alle opere rinascimentali di Andrea Della Robbia, raffigurante il Sacro Cuore. Sempre al Sacro Cuore è dedicata un’edicola votiva nella Via Baylle (della quale parleremo più avanti) ed una grande edicola del 2014 realizzata all’ingresso del Villaggio dei Pescatori di Giorgino, sovrastata dal motto “Fermati o passegger e il capo china a ringraziar del ciel il Sacro Cuore”. Accanto all’edicola del Villaggio dei Pescatori è poi presente un’immagine votiva realizzata con la tecnica degli Azulejos raffigurante la Madonna di Fatima alla quale è dedicata la parrocchia del piccolo borgo.

Convento dei Cappuccini: nicchie votive del Sacro Cuore e del Bambin Gesù di Praga

Villaggio dei Pescatori di Giorgino: Edicola del Sacro Cuore e Azulejos votivo della Madonna di Fatima

Ex O.P. di Villa Clara, Edicola del Sacro Cuore

Al Sacro Cuore è infine dedicata un’altra grande edicola di fattura neogotica realizzata all’angolo di uno dei padiglioni dell’Ex Ospedale Psichiatrico ora Cittadella della Salute, in Via Romagna. Un’edicola recente, formata da una semplice struttura in legno ospitante il Crocifisso si trova all’interno del giardino della Società Sant’Anna, visibile dalla Via Cammino Nuovo, sul sentiero che conduce alla grande nicchia votiva dedicata a Sant’Anna e realizzata a ridosso delle mura del poderoso Bastione del Balice.
Come detto in precedenza, la maggior parte delle edicole e delle nicchie votive sono dedicate alla Madonna. La più imponente tra le edicole è sicuramente quella settecentesca sovrastante il Portico di Santa Rosalia e dedicata all’Immacolata Concezione (come precisato anche dalla scritta “Immaculata Triumphat” sull’arco del portico), rappresentata in una splendida scultura settecentesca coeva a quelle di San Francesco e San Bonaventura ospitate nelle nicchie della facciata della vicina Chiesa di Santa Rosalia. La nicchia dell’Immacolata è impreziosita da un elegante balconcino in ferro battuto. Il Portico di Santa Rosalia ospita inoltre un’altra edicola dedicata alla Vergine col Bambino, sul lato di via Principe Amedeo, ed un’immagine votiva di San Salvatore da Horta poco al di sotto dell’edicola dell’Immacolata di cui si è appena parlato.

Portico di Santa Rosalia: a sinistra l’edicola dell’Immacolata Concezione, a destra la nicchia della Vergine col Bambino e il quadro di San Salvatore da Horta

Edicola della Vergine di Lourdes, Piazza Carlo Alberto

Un altro importante esempio di devozione Mariana è rappresentato dalla grotticella realizzata nel cortile del Seminario Tridentino, in Via Università, posto sotto la protezione della Vergine Maria al pari dell’Ateneo Cagliaritano. Una piccola grotta dedicata alla Vergine di Lourdes, realizzata in occasione del centenario delle apparizioni, si trova nel basamento del Palazzo Barrago-Prunas in Piazza Carlo Alberto ed è sostenuta da una mensola al di sotto della quale si trova la lapide dedicatoria che riporta la scritta “Alla SS. Vergine di Lourdes nel centenario delle Sue apparizioni, Mariana e Oliviero Prunas per riconoscenza eterna MCMLVIII”. Alla Vergine Maria è dedicato anche un bellissimo quadro incastonato in una preziosa cornice nel Corso Vittorio Emanuele II, all’angolo con le scalette di Vico Vittorio Emanuele II sulle quali si trova un piccolo altare dedicato al Beato Fra’ Nicola da Gesturi e al Sacro Cuore, di cui parleremo più avanti. Il quadro della Vergine Maria non è attualmente ben visibile in quanto l’intero edificio è rivestito da una rete di protezione che non ne consente l’osservazione nel dettaglio.

La Vergine delle Grazie in Via Manno

Alla Madonna delle Grazie invece è dedicata una tela ospitata in un’edicola fatta realizzare da Monsignor Piovella nel Convitto Nazionale, accanto alla scomparsa Chiesa di Santa Caterina dei Genovesi, sovrastante la lapide con cui vengono concessi duecento giorni di indulgenza a chi pregherà devotamente davanti all’immagine della Vergine delle Grazie. Al termine del Viale Calamosca è invece presente un’edicola realizzata in forma di grotta ospitante una statua della Vergine posta a protezione della spiaggia e dei bagnanti. Infine due edicole site all’inizio e alla fine del Viale Sant’Elia pongono sotto la protezione della Vergine di Lourdes sia il vecchio borgo sia la parte abitativa più recente.

Il quadro della Vergine Maria nel Corso Vittorio Emanuele, purtroppo coperto da una rete di protezione

Borgo Sant’Elia: le due edicole votive dedicate alla Vergine di Lourdes nel Viale Sant’Elia

L’edicola votiva nel Viale Calamosca

Edicola votiva in Via Eleonora d’Arborea

Fin qui si è parlato di immagini, edicole e nicchie di dimensioni notevoli o comunque grandi, ma quelle che colpiscono più di tutte – per la semplicità con la quale si volle comunque sottolineare la devozione – sono le piccole nicchie sparse in tutto il centro storico. Si possono citare ad esempio la nicchia realizzata sulla facciata cieca del Palazzo Amat nella parte alta di Via Lamarmora, protetta da una semplice cornice in legno, o la piccola edicola bianca incastonata nella facciata di una palazzina di via San Domenico, quasi dinanzi al portico Romero, e ancora l’edicola affiancata da un antico lumicino in via Eleonora d’Arborea, una delicata terracotta in vico IV San Giovanni e una piccola ceramica tra i balconi di Via Sant’Efisio prospicenti la piazzetta, o ancora una piccola nicchia sull’alto palazzo che fa angolo tra Via Baylle e via Dettori, proprio sopra un moderno negozio di abbigliamento, e la piccola nicchia di una casetta in Viale Sant’Avendrace sovrastante la colorata e moderna insegna di un negozio di antiquariato. Al termine della Via San Domenico, una semplice nicchia ospitante la statua della Madonna sovrasta il portale d’accesso ad un giardino privato.

da sinistra: nicchia votiva nel Palazzo Amat, nicchia in Via Baylle, nicchia ed edicola votiva in Via San Domenico

Non mancano casi di reiterazione, ovvero cinque piccole edicole in marmo ospitanti la stessa immagine della Vergine, in maiolica, come quelle presenti nel quartiere Stampace: in Viale Trento su uno dei pilastri della recinzione di Villa Binaghi, all’inizio di Viale Merello quasi all’angolo con Piazza d’Armi, in Via Mameli, in Via Carloforte e in Via Tigellio. Sempre come reiterazioni si possono citare le piccole edicole ospitanti l’immagine della Vergine Maria come apparve la prima volta a Santa Caterina Labouré: «in piedi su un globo avvolto dalle spire del serpente, nell’atto di offrire a Dio un altro piccolo globo dorato, simbolo del mondo e di ogni anima, ch’Ella tiene all’altezza del cuore»; attorno all’immagine della Vergine circondata dai raggi è presente la scritta “È tua questa casa, o Maria”. Queste rappresentazioni erano poste sugli ingressi delle strutture gestite dalle Figlie della Carità, la congregazione religiosa fondata da San Vincenzo De’Paoli, ovvero sull’ingresso dell’Istituto di San Vincenzo nell’omonimo viale, sull’ingresso dello stesso padiglione dell’Ex Ospedale Psichiatrico nel quale si trova la sopracitata edicola del Sacro Cuore, sull’ingresso dell’Asilo Carlo Felice e sopra il portale di accesso all’Istituto del Sacro Cuore di via Macomer.

Le edicole votive dedicate alla Madonna in Viale Merello, Via Carloforte, Via Mameli, Viale Trento (Villa Binaghi) e Via Tigellio

Le quattro immagini della Medaglia Miracolosa negli istituti delle Figlie della Carità. Da sinistra: Istituto di San Vincenzo, nell’ex O.P. di Villa Clara, nell’Istituto del Sacro Cuore e nell’Asilo Carlo Felice

L’altarino dedicato al Sacro Cuore e a Fra’ Nicola da Gesturi

Oltre alle immagini in prevalenza Mariane, di cui abbiamo parlato, si possono osservare diversi esempi di devozione ai Santi e ai Beati locali: è il caso del piccolo altare dedicato al Sacro Cuore e a Fra’ Nicola da Gesturi nelle scalette di Vico Vittorio Emanuele II, dell’immagine votiva di Fra’ Nicola all’interno del chiostro del Convento dei Cappuccini, dell’edicola dedicata alla Beata Suor Giuseppina Nicoli nella Via Baylle, al di sotto di un’edicola dedicata al Sacro Cuore,  a poca distanza dall’Asilo Marina Stampace dove si occupò di istruire e salvare dalla strada i “Piccioccus de Crobi” (i bimbi orfani o allontanati dalle famiglie che vivevano in totale povertà trasportando le ceste cariche di spese nel Mercato Civico) e nella cui cappella riposa la sua salma. Un piccolo quadro raffigurante Sant’Ignazio da Laconi accompagnato in Paradiso dalla Madonna è esposto dal 2016 nella Piazzetta Savoia, custodito in un’artistica cornice attorniata da rose in ferro battuto dipinto.

Il quadro di Sant’Ignazio da Laconi in Piazzetta Savoia

Meritano un cenno a parte, per la loro interessante storia, due piccole strutture ora trasformate in cappelle votive: si tratta di due garitte risalenti alla seconda guerra mondiale, poste a difesa dei serbatoi di carburante e della postazione antiaerea sul piccolo colle di Montixeddu, tra il colle di Bonaria e Monte Urpinu; nel dopoguerra sull’area delle fortificazioni belliche venne realizzata la Casa Provinciale delle Figlie della Carità di San Vincenzo De’Paoli, e le due garitte vennero trasformate da elementi che richiamavano alla mente i tempi di guerra in strutture dedicate alla preghiera e alla meditazione: sono dedicate a San Giuseppe (quella su Via dei Falconi) e alla Madonna di Lourdes (quella sul lato sud del Montixeddu).

L’immagine della Beata Suor Nicoli sotto l’edicola del Sacro Cuore in Via Baylle

Due ultimi esempi di immagini votive sono quelli rappresentati dalle opere di due grandi artisti. La prima è la grande stele votiva fatta erigere dai lavoratori dell’ETFAS (Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna) all’imbocco del Viale Sant’Elia all’angolo col Viale San Bartolomeo: si tratta di un’opera del 1954 dell’artista sassarese Eugenio Tavolara e consiste in una stele di trachite nella quale è incastonata una ceramica smaltata raffigurante la Vergine col Bambino dipinta in tonalità azzurre e posta sopra il cartiglio con l’invocazione “Maria benedici il nostro lavoro”. Attualmente lo spazio in cui è collocata la stele votiva è uno sterrato in stato di abbandono ma dovrebbe venire recuperato con i lavori di restauro dei capannoni dell’ETFAS già in corso e sarebbe bello vedere la stele tornare a stagliarsi su un prato.

La Vergine col Bambino di A. Sassu nel Convento del Carmine

L’altra opera è un delicato mosaico di Aligi Sassu, il grande artista di origine sarda, posta sopra il portale d’ingresso al Convento dei Carmelitani in via Isola di Tavolara, un’opera coeva alla realizzazione dei grandi mosaici realizzati dal Sassu all’interno della Nuova Chiesa del Carmine, sorta sulle rovine della chiesa distrutta dai bombardamenti del 1943.
Non mancano inoltre edicole, nicchie e immagini votive nei comuni limitrofi. Già nella frazione di Pirri una nicchia azzurra dedicata alla Vergine Maria campeggia sulla facciata di una palazzina ottocentesca prospicente la Piazza Italia; a Monserrato una nicchia del 1954 e la lapide sottostante ricordano come nell’anno Mariano la popolazione della cittadina si consacrò al Cuore Immacolato di Maria; a Quartu sono diverse le nicchie votive: la più antica è sicuramente quella posta all’angolo della facciata della chiesa di Sant’Agata, mentre una nicchia dedicata alla Madonna di Fatima è ospitata in un palazzo della Via Umberto I ed è sempre adorna di fiori e di un pizzo che le donano l’aspetto di un piccolo altare sospeso, mentre la nicchia di Via Eligio Porcu e il mosaico di via Dante Alighieri furono realizzati in occasione dell’Anno della Fede 2013.

Le due garitte trasformate in Cappelle Votive nella Casa Provinciale delle Figlie della Cairtà

La stele votiva dell’ETFAS, opera di Eugenio Tavolara

Sono inoltre degne di attenzione l’Edicola del Sacro Cuore e quella della Madonna di Lourdes nel giardino di una villa liberty di Via San Mauro e una piccola cappella votiva realizzata in un cortile della via Alagon, purtroppo non fotografabili in quanto inserite all’interno di due proprietà private.
Di seguito potrete vedere un video con le immagini di tutte le edicole, le nicchie e gli altari votivi presenti a Cagliari e dintorni, incluse quelle che non è stato possibile inserire in questo post. Spero la lettura sia stata di vostro gradimento e vi auguro una buona visione.




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