Le Garitte di Vedetta nei bastioni cinquecenteschi di Cagliari

Il post di oggi parla di una serie di elementi ancora visibili nei Bastioni realizzati nel ‘500. Si tratta delle basi su cui posavano le garitte di vedetta, i punti privilegiati per l’osservazione a distanza di eventuali sbarchi o avvicinamenti via terra di truppe nemiche, e sono delle basi circolari per mezzo delle quali le garitte sporgevano dalle mura fortificatorie e consentivano una visuale più ampia rispetto a quella che si poteva avere dai parapetti. Sulle basi circolari si trovava il piccolo ambiente destinato ad ospitare la sentinella; negli esemplari cagliaritani l’ambiente doveva avere una forma cilindrica, ma non mancano al mondo esemplari con piante esagonali e ottagonali, persino quadrate. La struttura di guardia poteva inoltre essere realizzata in muratura o in legno, e in ogni caso era realizzata con materiali più facilmente degradabili e più leggeri rispetto alla base su cui posava. La sentinella poteva osservare ciò che avveniva nel circondario e in lontananza attraverso feritoie che, all’occorrenza, potevano anche essere utilizzate come punti da cui difendersi con le armi. La copertura seguiva poi lo schema planimetrico, ovvero si trattava di cupole nel caso di garitte a pianta circolare, cuspidi oppure padiglioni nel caso di garitte a  pianta poligonale.

Garita en el Baluarte de Santa Elena,Cádiz.

Un bell’esempio di Garitta perfettamente conservata nel Bastione di Sant’Elena a Cadice, foto di Pedro García

 

Ricostruzione delle mura di Cagliari nel XV secolo.

Come sopra accennato, i Bastioni dai quali sporgevano le nostre garitte vennero realizzati a partire dalla fine del ‘400 ma assunsero la loro forma definitiva nella seconda metà del ‘500. Inizialmente le mura di Castello e Marina (non approfondiremo il discorso citando anche le mura di Stampace e Villanova poichè non vennero mai rinforzate da strutture bastionate e dunque prive di punti di vedetta) vennero progettate allo scopo di difendersi da nemici dotati di armi bianche e dunque erano impostate come mura verticali, non oblique, sulla cima delle quali si trovavano i camminamenti per le ronde. I punti di avvistamento erano dislocati sulle diverse torri, a pianta circolare e quadrata, che si intervallavano lungo le fortificazioni e sulle torri maggiori, ovvero quelle di San Pancrazio, dell’Elefante e dell’Aquila, realizzate nei primissimi anni del XIV secolo, quando i pisani dovettero rinforzare le loro strutture difensive sul colle di Castello in previsione dell’assedio che di lì a poco gli Aragonesi avrebbero posto insediandosi sul colle di Bonaria.
Con l’avvento della polvere da sparo, in tutte le cittadelle fortificate d’Europa (sino ad allora progettate per difendersi da armi bianche o armi da assedio come catapulte e trabucchi) si sentì la necessità di rinforzare le proprie strutture difensive adeguandole alle nuove tecniche belliche e alle armi da fuoco già in uso dalla seconda metà del ‘300. Anche Cagliari, ormai sotto il dominio aragonese dal 1326, dovette adeguare le proprie strutture difensive. I primi lavori furono svolti sotto il governo del vicerè Dusay (in carica dal 1491 al 1508), che fece realizzare un primo baluardo all’altezza della Basilica di Santa Croce e il baluardo Dusay, che da lui prende il nome, davanti alla Torre di San Pancrazio. Tali strutture però si rivelarono inefficienti e furono causa di non poche polemiche.

Ricostruzione delle fortificazioni di Cagliari nel XVI secolo. Disegno di Giacomo Raitano del 1934

Altri rafforzamenti delle strutture difensive vennero realizzati dal 1538 sotto il vicerè de Cardona che fece realizzare due baluardi a difesa del porto: il baluardo di Sant’Agostino (primo nucleo del ben più poderoso e noto Bastione di Sant’Agostino) e il baluardo di levante, entrambi inglobati nelle nuove strutture realizzate a partire dalla metà del XVI secolo. È infatti nel ventennio tra il 1552 e il 1571 che l’architetto Rocco Capellino diresse i lavori di ampliamento delle strutture realizzate sotto il Dusay, trasformando il piccolo baluardo di Santa Croce in un baluardo più grande che si innalzava verso il fosso di San Guglielmo, costruendo un primo bastione di Sant’Antonio nell’area dell’attuale Bastione del Balice, e creando una poderosa difesa della Torre di San Pancrazio tramite un bastione a tenaglia che tuttora costituisce la parte più alta della Cittadella dei Musei (ex Regio Arsenale). Dal 1571 il rinforzo delle mura passa sotto la direzione dei fratelli Jacopo e Giorgio Palearo Fratino. Il primo a porvi mano fu Jacopo, che rinforzò le strutture a difesa della Torre di San Pancrazio, ingrandì il baluardo di Santa Croce fino a trasformarlo nell’attuale Bastione di Santa Croce giunto sino a noi e sul quale venne poi eretta la Caserma San Carlo, ed ingrandì il Baluardo di Sant’Antonio che si trasformò nel Bastione del Balice anch’esso giunto sino ai nostri giorni quasi inalterato. Nel 1573 i lavori passano sotto la direzione di Giorgio Palearo Fratino, che progettò una nuova sistemazione difensiva per il quartiere di Stampace (corredata da sei bastioni intervallati) che si sarebbe ricongiunta al Bastione di Santa Croce ma al quale venne imposto nel 1576 di attenersi ai progetti del fratello, completando dunque il Bastione di Sant’Agostino e il fronte murario della Marina. Ovviamente le modifiche all’apparato difensivo di Cagliari non si fermarono al solo XVI secolo ma si protrassero anche in epoca Sabauda, ma per la descrizione degli elementi protagonisti di questo post, le Garitte di Vedetta, possiamo interrompere qui il racconto delle vicende architettonico/militari cagliaritane.

Veduta di Porta Villanova nel 1832, incisione del Cominotti

Tornando alle garitte, previste già dai progetti di ampliamento di cui si è parlato, possiamo ora descrivere l’aspetto di ciò che è ancora visibile. A differenza, infatti, di tante cittadelle fortificate sparse per tutta Italia e tutta Europa, Cagliari ha perso le sue garitte e non in seguito all’abbattimento delle mura del 1861, ma già in epoca precedente come testimoniano alcune immagini d’epoca. È infatti del 1832 la celebre incisione attribuita a Giuseppe Cominotti (e talvolta al Marchesi) della Porta Villanova nell’attuale Piazza Costituzione, nella quale è possibile osservare come una delle basi di garitta ancora esistenti (quella sul vertice Sud-Est del Bastione dello Sperone) fosse priva della struttura soprastante, in sostituzione della quale era stato realizzato un campanile a vela probabilmente con funzioni di avviso in caso d’attacco, al pari della base sulla punta del Bastione della Zecca (la cui garitta però è curiosamente sostituita da un’altra costruita a breve distanza).

Veduta dell’attuale Corso Vittorio Emanuele II nel 1845

Nel 1845 venne realizzata dal Lamarmora anche un’incisione del Corso Vittorio Emanuele in cui si vede in lontananza il Bastione del Balice con due delle basi per garitte anch’esse spoglie della struttura che le sovrastava. Sempre nelle foto d’epoca si può osservare come nel Bastione dello Sperone fosse scomparso anche il campanile ma restasse in mostra la base della garitta, della quale oggi rimane solo un piccolo moncone.

La Piazza Costituzione a fine ‘800. Si notano le due basi delle garitte cinquecentesche

 

Bastione di Saint-Remy

Attualmente, le basi per garitte ancora esistenti e osservabili sono in tutto nove: le tre garitte del Bastione di Santa Croce, delle quali solo quella a nord è ancora del tutto integra mentre le altre due risentono di diversi crolli; le tre garitte del Bastione del Balice, tutte integre, in particolare quella sul vertice di Sud-Ovest che si staglia in modo molto scenografico sia sulla Piazza Yenne sia sulla Via Manno; le due basi del Bastione dello Sperone, una delle quali – come dicevamo – ridotta ad un moncone anche in seguito ai danni riportati da quell’area dell’attuale Bastione di Saint-Remy durante i bombardamenti del 1943, e una in Via Mazzini, ben conservata; un’ultima base si trova nel Bastione a Tenaglia che proteggeva la cortina di San Pancrazio e che oggi ospita la Cittadella dei Musei, visibile dalle aperture del Museo Etnografico Sardo e dal Cortile della Caserma Carlo Alberto (ovviamente non visitabile, salvo autorizzazioni).

Le basi delle Garitte nel Bastione del Balice

Dalle incisioni più antiche, e dalla ricostruzione realizzata da Giacomo Raitano nel 1934, sulla quale è basato anche il lavoro di ricerca per il presente post e sulla quale è impostato il video che troverete a seguito, è possibile identificare anche quelle scomparse nel Bastione della Dogana e nel Bastione di Sant’Agostino, quelle del Bastione di San Francesco, del Bastione di Gesus e del Bastione del Monserrato. Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto dei Bastioni della Marina ma è stato sottoposto a diverse manipolazioni nel tempo, ora funge da base per la struttura dell’ex Albergo Scala di Ferro e non è possibile rintracciare al suo esterno nessuna traccia della garitta che un tempo ne costituiva l’avamposto di vedetta.

Le Basi delle Garitte nel Bastione di Santa Croce

La base della garitta nel Bastione a Tenaglia ora inglobato nella Cittadella dei Musei, vista dalla Caserma Carlo Alberto

Come anticipato, a seguire potrete vedere un breve video con le immagini di tutte le basi delle garitte ancora esistenti. Spero sia di vostro gradimento e vi auguro una buona visione.




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