Il Medaglione Liberty di Via Martini: un’ipotesi.

Il post di oggi è dedicato ad una delle più alte realizzazioni dell’Art Nouveau in campo scultoreo a Cagliari, il Medaglione Liberty di Via Martini, ed è in parte la naturale prosecuzione dell’articolo sui Volti di Donna in Stile Liberty ed è anche una forma di anticipazione del prossimo post, che verrà pubblicato a breve.
Prima di descrivere la splendida scultura in terracotta e per poter esprimere un’ipotesi su un’eventuale identificazione della Donna ritratta nel medaglione, si può prendere in considerazione il contesto in cui l’opera è ospitata e le vicissitudini che hanno originato quello spazio all’aperto. Il medaglione è ospitato in una delle facciate laterali del Palazzo Onnis-Bellegrandi (ex Chapelle), più precisamente nel prospetto volto a meridione e affacciato su un giardinetto che oggi funge da spazio all’aperto per la Scuola Materna Comunale, ospitata in un edifico che originariamente fu sede della Caserma dei Carabinieri.


L’isolato composto dalla Scuola Materna, dal suo cortile e dal Palazzo Onnis-Bellegrandi Chapelle, in origine non era un unico blocco di edifici ma era tagliato in due dal proseguimento verso l’attuale Piazza Indipendenza de “Su Carrilloni”, la stretta stradina che aveva origine nell’attuale Piazza Palazzo, all’altezza delle scale che da Piazza Palazzo conducono al Palazzo Viceregio, e che in seguito venne parzialmente occlusa e trasformata in un vicolo cieco con l’unificazione dell’isolato di cui sopra e successivamente con l’ampliamento del Palazzo Manconi Ballero (già Bacallar di San Filippo) che ne chiuse lo sbocco sul Vico Pietro Martini (nel vicolo è ancora visibile la differenza strutturale tra le due murature dell’edificio). Parte di “Su Carrilloni” è ciò che oggi costituisce il cortile privato del Palazzo Onnis-Bellegrandi Chapelle e parte del cortile della Scuola Materna. Il Cortile non nacque da subito come spazio all’aperto ma è il risultato di una demolizione di fine ‘800 (come dimostra anche la recinzione, ancora memore dell’edificio di cui era parte). L’edificio che fu demolito non presentava un vero e proprio prospetto sulla Via Martini poiché era unito agli edifici sull’altro lato della strada dal Portico di Santa Lucia nel quale si apriva anche l’ingresso alla Chiesa. Dalle carte topografiche d’epoca, ed in particolare dal Piano Topografico Ferrero-Ponsiglione, del 1834, è possibile osservare come lo spazio aperto che conosciamo oggi non fosse presente, mentre fa la sua comparsa nelle carte a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo.

Il piano topografico Ferrero-Ponsiglione: evidenziato in rosso l’isolato in cui oggi si trova il cortile che ospita il medaglione, all’epoca ancora integro e privo del cortile.

Nel 1890, per aderire al piano regolatore, si procedette alla demolizione del portico (che, del resto, sarebbe stato comunque demolito in seguito per consentire il transito del Tram che aveva il capolinea nella Piazza Palazzo) del quale resta solamente una splendida fotografia scattata da Edouard Delessert nel 1854, presa dal lato di Piazza Palazzo (all’epoca un semplice slargo tra il Palazzo Viceregio e il Palazzo dei Marchesi della Planargia, demolito all’inizio del ‘900). Oltre il portico, sulla sinistra in direzione della Piazza Indipendenza, si trovava la Fontana di Santa Lucia (ricordata dalla lapide seicentesca, ancora in situ, che ne celebrava la costruzione, e della quale si parlerà in un prossimo post proprio sulle fontane e fontanelle cagliaritane), successivamente inglobata in un portico ad arcate che collegava la Via Martini alla Via Canelles e che in seguito venne chiuso e trasformato in quella che fu nota come “Casa della Fontana” fino alla sua demolizione insieme alla spina di edifici di Piazza Indipendenza, di cui faceva parte, negli anni ’30 del ‘900. A completare l’ampia serie di demolizioni intorno allo spazio in cui si trova il Medaglione contribuirono poi i bombardamenti alleati del ’43, che distrussero parte degli edifici nella parte alta della Piazza Palazzo e lesionarono il seicentesco Palazzo di San Placido dei Baroni di Sorso (unito al Palazzo Viceregio negli anni ’20) che fu demolito perché pericolante solamente nel 1972. Dunque il giardinetto nel quale si trova il Medaglione Liberty un tempo si presentava come un piccolo spazio all’aperto originato dalla demolizione del palazzo sul quale insisteva il portico di Santa Lucia, e come tale doveva essere uno spazio assai singolare. Le demolizioni che si sono succedute nei successivi ottant’anni, fino al 1972, hanno fatto in modo che si arrivi al piccolo giardino non più attraverso un lungo percorso costituito dalla stretta via Martini e dall’originario tratto antecedente il Palazzo Viceregio, bensì attraverso una serie di ampi spazi all’aperto, al centro dei quali ormai il giardino appare come un semplice cortile e non più come un unicum nel suo genere all’interno del quartiere Castello.

Piazza Palazzo nel 1854 con, in fondo, il Portico di Santa Lucia e come appare oggi.

Il cortile in cui si trova il medaglione, in una vista esterna e in uno scorcio dell’interno.

Il medaglione

Tornando al medaglione, passiamo ora alla sua descrizione. Si tratta di un meraviglioso altorilievo raffigurante una donna incoronata da una ghirlanda floreale e vestita di una semplice veste della quale lo scultore (per ora ignoto) è riuscito a rendere la trasparenza che lascia intravvedere le forme corporee. La ghirlanda è particolarmente ricca e vi si riconoscono diverse specie floreali tra cui rose, margherite, digitali, narcisi, un anemone e persino una significativa clematide posata proprio sopra la fronte, oltre all’ampio fogliame che unisce i fiori che si intrecciano anche ai capelli al di sopra delle spalle.  A stringere la corona floreale è un nastro di cui uno dei lembi pende sulla spalla sinistra della donna, ed è concluso da un taglio a coda di rondine con una perlina su ogni punta. Lo sguardo della donna è rivolto verso l’alto ed è reso con particolare maestria che ne valorizza l’espressività. L’altorilievo è racchiuso in un ovale leggermente irregolare, decorato con un motivo mistilineo a volute e cuspidi intervallate da borchie. Alla base dell’ovale si trova un cartiglio dalle forme squisitamente liberty, al centro del quale in origine era forse prevista l’incisione o la pittura delle iniziali della donna rappresentata o della famiglia cui apparteneva. Come detto in precedenza, il medaglione non presenta alcuna firma né alcuna iscrizione dedicatoria che consentano di riconoscere la persona ritratta e l’autore.

Il medaglione nel suo contesto

È però possibile fare un’ipotesi basandosi sul contesto della scultura e sui suoi dettagli e con il collegamento ad un’opera completamente diversa e che sorge in un punto piuttosto distante dalla Via Martini ma che potrebbe essere in stretta relazione col misterioso medaglione. Il palazzo in cui si trova la scultura, come già accennato, è il Palazzo che originariamente fu costruito dalla famiglia Chapelle e che dall’ultimo quarto dell’800 risulta essere di proprietà della famiglia Onnis-Bellegrandi. È proprio sul finire dell’800, e soprattutto in seguito alla ricostruzione della facciata dopo la demolizione del Portico di Santa Lucia, che il palazzo venne interessato da ampi restauri che lo dotarono di un notevole apparato liberty negli affreschi dell’interno e nelle decorazioni (seppur sobrie e lineari) delle facciate di Via Martini e Via Canelles oltre che negli splendidi balconi in ferro battuto. Negli stessi anni veniva realizzata l’altra scultura alla quale si è accennato poco fa: si tratta del monumento funebre di Marina Bellegrandi nel Cimitero Monumentale di Bonaria. Il monumento (del quale si è parlato anche in questo post sulle derivazioni cagliaritane dall’Angelo di Monteverde) è una delle prime opere realizzate da Giuseppe Sartorio per il Cimitero cittadino e raffigura un angelo seduto tra le rocce alle quali è inchiodato un cartiglio che reca la semplice iscrizione “Alla cara memoria di Marina Bellegrandi, la Famiglia. 1888”. Tale monumento venne poi replicato dal Sartorio in diversi altri  cimiteri isolani e non: dal Cimitero di Sassari a quello di Ozieri, a quello di Torregrande, a Sorso e infine nel celebre Cimitero del Verano a Roma.

Il monumento funebre di Marina Bellegrandi

La fattura del medaglione di Via Martini, chiaramente liberty, fa supporre che sia stato realizzato esattamente sul finire del XIX secolo, in una data non troppo distante da quella in cui venne realizzato il Monumento a Marina Bellegrandi. Il fatto che il busto sia ospitato proprio nel palazzo Onnis-Bellegrandi (quest’ultimo è un cognome ormai pressoché scomparso in Città) fa supporre una relazione col Monumento del Cimitero di Bonaria e potrebbe essere la dimostrazione che la donna effigiata nel medaglione sia proprio Marina Bellegrandi, magari una donna assai amata alla quale il marito o la famiglia vollero dedicare un’opera che la rappresentasse nel suo splendore. In tale luce, la scultura non sarebbe più la rappresentazione di una donna nel pieno della sua vita, ma la celebrazione del ricordo di una persona scomparsa, nonostante l’aspetto generale faccia pensare alla raffigurazione di una personificazione della Primavera, ad un’immagine felice e solare. Non è rara in pittura – e soprattutto nel movimento preraffaellita, precedente di circa un decennio l’epopea liberty – la raffigurazione di donne dall’aspetto florido e in un contesto ricco e floreale che, a ben guardare, si rivelano poi come metafore della caducità o rappresentazioni dell’anima. È il caso, ad esempio di un’opera-simbolo della seconda metà dell’ottocento: “La Ghirlandata” di Dante Gabriel Rossetti, il cui ricco apparato simbolico mostra come in realtà il significato dell’opera sia riconducibile al passaggio dalla vita terrena a quella celeste.
È possibile anche cercare di identificare l’autore del medaglione sulla base del confronto tra l’esecuzione della scultura e dei suoi dettagli e altre opere coeve, in particolare tra quelle presenti al Cimitero Monumentale di Bonaria. Si prenda come esempio la ghirlanda floreale posta sul capo della figura femminile del medaglione e la si confronti con le ghirlande presenti nei monumenti scolpiti proprio da Giuseppe Sartorio (ad esempio nel Monumento ad Adelina Sbragia ed Ersilia Benetti, in quello a Zelina Ferra e nel celebre monumento a Francesca Warzee): si noterà come la lavorazione dei fiori, ed in particolare delle rose in boccio appena schiuso con i petali poco rilevati, sembri ricondurre l’opera allo stesso autore per quanto i dettagli dell’opera in cotto siano più morbidi e abbozzati rispetto alle sculture in marmo. Anche la resa del panneggio, in cui il Sartorio era maestro, parrebbe assai simile a quella delle opere da lui realizzate, sebbene nel medaglione in cotto l’abito sia decisamente più sobrio rispetto a quelli indossati dalle dame da lui rappresentate nelle sue sculture.

Dettagli delle ghirlande: in alto a sinistra nel Medaglione, a destra nel monumento a Zelina Ferra; in basso a sinistra nel monumento ad Adelina Sbragia ed Ersilia Benetti, a sinistra in quello a Francesca Warzee

L’attenzione al dettaglio è un altro punto che fa pensare immediatamente al Sartorio, e non è dunque da escludersi che la committenza del Medaglione e quella del Monumento a Marina Bellegrandi coincidano, che si tratti della stessa Famiglia ricordata nel cartiglio della sepoltura. Ciò renderebbe doppiamente raro e prezioso il medaglione poiché sarebbe una delle poche opere da lui realizzate in cotto (nonostante abbia manifestato uno straordinario talento con ogni materiale e tecnica: marmo, bronzo, mosaico, persino cemento); per ora si conoscono solo le formelle alle pareti della Cappella Aru nel Cimitero di Bonaria e il modellino per il Monumento ai Martiri delle Guerre d’Indipendenza, conservato presso una collezione privata.
Il presente post è comunque una semplice ipotesi e come tale va considerata: purtroppo – data l’esiguità delle notizie sul medaglione – non è possibile accertarne con sicurezza l’identificazione della bellissima donna raffigurata e la paternità dell’opera, ma è pur sempre un tentativo, oltre ad essere un invito ad ammirare dal vivo la bellezza di un’opera di così alto livello.
Di seguito troverete un brevissimo video nel quale si tenta di mostrare quale fosse il reale aspetto della donna immortalata nel medaglione. Buona visione e grazie per la lettura, spero sia stata di vostro gradimento.




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